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A little pretty nightmare

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That World that doesn’t Exist

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Lamb in the forgotten land

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Il coniglio nel cilindro

Alla fine dello spettacolino i bimbi si raggrupparono urlanti attorno al mago impedendogli di allontanarsi. Saltavano e gridavano e gli si aggrappavano alle gambe o alle code della giacca chiedendo insistentemente si svelare il mistero. “Come hai fatto a fare uscire il coniglio dal cilindro, dimmi come hai fatto!” “Ma è un coniglio magico?” “Dove lo tenevi nascosto?” “Mangia delle carote speciali che lo rendono invisibile per un po’?” Nel crescendo delle urla il mago, con sorriso bonario, cercava di divincolarsi con garbo e di raccattare le sue cose, ma solo l’intervento di un paio di genitori lo salvò da quella piccola orda di curiosi. Solamente un ragazzino gli rimase accanto e gli porse il cappello a cilindro che,  a forza di urti e spintoni, gli era caduto dalla testa. “Grazie”, disse il mago. Il bambino si limitò a sorridere. Il mago si piegò sulle ginocchia per essere più o meno della stessa altezza del giovanotto: “Vuoi sapere il trucco del coniglio?” gli chiese con fare complice. Ma il bambino scosse la testa e rispose: “Vorrei vedere un altro coniglio uscire dal cappello”.

A little magic world

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Canzone dal Confine

Li vedi i fantasmi di pietra
mescolati all’altra gente,
li diresti svuotati del respiro,
li diresti pieni di niente,
volti privati del pianto
con occhi che guardano altrove,
con pochi pensieri soltanto
che si ripetono per ore ed ore.  Read More…

Volere e essere

Volere e essere

Il popolo degli indignati

L’indignazione fa tendenza. E’ un sentimento spiccatamente social. Si è soli nell’amore, in coppia nell’amicizia, ma nell’indignazione più siamo e meglio è.

Sono indignato! Mica lo puoi dire al gatto, anche se lui è così per indole. Sdegna la tua indignazione e ti snobba mostrandoti il felino deretano con annessa alzata di coda: fatality!

E’ la massa che scuote le teste, che veste i profili di Facebook a lutto, che un giorno si chiama Charlie e un giorno si chiama Aylan, ma che mai saprà indossare il dolore procurato da anonime ingiustizie.

C’è sempre poco posto sotto i riflettori e allora armiamoci di cartelli e di indignazione e scendiamo in piazza, ben vestiti, con l’ombrello se piove, con i bastoni da selfie, con il chihuahua in borsetta.

Sdegnamoci in fretta, che domani tutto sarà già dimenticato.

There’s a Joker inside me

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MUSE

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