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Volere e essere

Volere e essere

Il popolo degli indignati

L’indignazione fa tendenza. E’ un sentimento spiccatamente social. Si è soli nell’amore, in coppia nell’amicizia, ma nell’indignazione più siamo e meglio è.

Sono indignato! Mica lo puoi dire al gatto, anche se lui è così per indole. Sdegna la tua indignazione e ti snobba mostrandoti il felino deretano con annessa alzata di coda: fatality!

E’ la massa che scuote le teste, che veste i profili di Facebook a lutto, che un giorno si chiama Charlie e un giorno si chiama Aylan, ma che mai saprà indossare il dolore procurato da anonime ingiustizie.

C’è sempre poco posto sotto i riflettori e allora armiamoci di cartelli e di indignazione e scendiamo in piazza, ben vestiti, con l’ombrello se piove, con i bastoni da selfie, con il chihuahua in borsetta.

Sdegnamoci in fretta, che domani tutto sarà già dimenticato.

Nano Nano

Bye

Lumaca

Happy Weekend

Happywe

Ognuno ha il cavallo che si merita…

Merica (2009)

La Pizzona – Ricetta fai da te

Pizzona

L’altra punta ancora non lo sa, ma con oggi, primo giugno 2014, il blog riapre i battenti.
Quanto durerà questa volta? E chi lo sa… Lo scopriremo solo vivendo, è il caso di dire.
E con cosa ripartiamo? Con la mia cena. C’è chi ha finito con una cena, ma io ci comincio.
Ogni blog che si rispetti ha l’angolo culinario, fateci caso. Spuntano più ricette che funghi di questi tempi. Comunque, eccovi la ricetta della mia pizzona.
Ho preso un sacchetto da un chilo di farina, del quale ne avevo già usato 2 etti, l’ho versato in una ciotola non molto capiente, quindi me ne è avanzata un bel po’, di farina.
Prendete mezzo chilo di farina.
Poi servono 25 grammi di lievito di birra, ma se usate le bustine tipo paneangeli, sono da 7 grammi, ma c’è scritto che fanno come un cubetto da 25 e che bastano per mezzo chilo di farina. Ottimo! Magie del lievito suppongo.
Due cucchiai di zucchero e qualche pizzico di sale. In effetti di sale avrei potuto mettercene un poco di più, il che ci porta a circa un cucchiaino di sale.
Di olio ce ne va un bel po’, diciamo quattro belle cucchiaiate.
A ‘sto punto una mescolata convinta al tutto. Con la forchetta. O con quello che vi pare. Io uso la forchetta.
Aggiungere acqua. Meglio stare un po’ tirchi con l’acqua. Piuttosto che affogare l’impasto lo asseto e poi faccio un secondo rabbocco.
Impastare. Non so se esiste un metodo scientifico per farlo. Io mi trovo comoda a formare due/tre palle che poi riunisco in una palla globale.
Prendete la palla globale e mettetela da parte. In una ciotola a lievitare. Con sopra il suo bravo strofinaccio. Non so a che serva ma crea l’atmosfera, fa molto cucina sana e nostrana della nonna.
Dopo circa un’ora e mezza improvvisamente ci si ricorda della palla sotto lo strofinaccio. Cresciuta a dismisura. Lo trovo inspiegabilmente consolante.
A questo punto bisogna decidere cosa fare della palla. Io l’ho messa in una teglia alta, tonda, mi pare di 23 centimetri di diametro. E che ci metto sopra la pizza? Apro il frigo, vedo pomodori, uso pomodori. Ho pure l’origano, è una delle poche spezie che riesco ad usare. Perché di solito acquisto cose assurde che non adopererò mai e nel frattempo scadono, come il cubebe o la dukkah.
In forno bello caldo a 250 gradi per quindici minuti abbondanti.
Mangiare. Prima togliere dal forno.
Non lasciare incustodita, anche se vivete da soli.
Bonapetì.

 

 

 

Parole

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PosiNega

L’Anno Nuovo come sarà? Posi, Nega, o metà e metà?
Buon anno a tutti!!!

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