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Il coniglio nel cilindro

Alla fine dello spettacolino i bimbi si raggrupparono urlanti attorno al mago impedendogli di allontanarsi. Saltavano e gridavano e gli si aggrappavano alle gambe o alle code della giacca chiedendo insistentemente si svelare il mistero. “Come hai fatto a fare uscire il coniglio dal cilindro, dimmi come hai fatto!” “Ma è un coniglio magico?” “Dove lo tenevi nascosto?” “Mangia delle carote speciali che lo rendono invisibile per un po’?” Nel crescendo delle urla il mago, con sorriso bonario, cercava di divincolarsi con garbo e di raccattare le sue cose, ma solo l’intervento di un paio di genitori lo salvò da quella piccola orda di curiosi. Solamente un ragazzino gli rimase accanto e gli porse il cappello a cilindro che,  a forza di urti e spintoni, gli era caduto dalla testa. “Grazie”, disse il mago. Il bambino si limitò a sorridere. Il mago si piegò sulle ginocchia per essere più o meno della stessa altezza del giovanotto: “Vuoi sapere il trucco del coniglio?” gli chiese con fare complice. Ma il bambino scosse la testa e rispose: “Vorrei vedere un altro coniglio uscire dal cappello”.

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